Pride
  • Giugno 17th, 2019

“Stimiamo che siano scese a sfilare più di 100.000 persone” ha affermato Giziana Vetrano, coordinatrice del Torino Pride.

Una bambina sorridente, seduta sul suo passeggino, gioca felice con una collana floreale dai colori dell’arcobaleno.

Una coppia di anziani si guarda intorno stupita, felice e serena.

Da lontano scorgo una coppia di neo sposi, eterosessuali, che tenendosi per mano sfilano tra la folla.

Io stessa mi rendo conto di avere per mano i miei due bambini che felici camminano a ritmo di musica, salutano tutti e sventolano bandierine arcobaleno.

Ragazzi giovani ballano, cantano e sorridono. Persone meno giovani sembrano avere una vitalità da ventenni mentre orgogliosi si uniscono al corteo. Siamo davvero al Torino Pride!

Un momento di festa, ricco di amore, privo di pregiudizi, un momento in cui l’unica regola è essere felici e rispettare chiunque ti stia intorno.

Il lungo corteo parte da Corso Principe Eugenio alle 16.30. In testa Vladimir Luxuria e la sindaca Chiara Appendino che portano orgogliose lo striscione Over the Borders. Un corteo lunghissimo, composto da associazioni lgbt, famiglie arcobaleno, qualche carro con musica altissima e una marea di ragazzi che ballano, striscioni di chiaro stampo politico, queer e transessuali eccentrici, richiedenti asilo provenienti da paesi dove non essere etero è reato, coppie gay e coppie etero, giovanissimi e anziani, persone in carrozzina a rotelle ma soprattutto bambini di ogni età.

La sfilata è davvero infinita, magnifica nella sua diversità.

Alla parata sono presenti anche il rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco, e il neo rettore dell’Università degli Studi Stefano Geuna a sottolineare come la cultura possa essere l’arma vincente per combattere i pregiudizi sulle diversità. Luxuria da subito afferma “questa è una manifestazione importantissima, che si tiene da cinquant’anni e continua a crescere, chi dice che è una carnevalata offende migliaia di persone”.

E a ben riflettere siamo in molti ad essere offesi. Non si tratta solo di orientamenti sessuali ma di libertà di pensiero.

Le parole dette da Francesca Puopolo a fine manifestazione, in Piazza Vittorio, riassumono alla perfezione il significato di questo Pride “riprendete la libertà di quello che siete, non fatevi dire da nessuno chi dovete essere”. Essere liberi, over the borders, oltre i confini, intesi soprattutto come confini culturali, pregiudizi e maschere. Essere liberi di amare e di essere rispettati per chi siamo veramente, aperti al dialogo ma decisi a riconoscere uguali diritti ad ogni essere umano. Ed è questo il vero senso del Torino Pride, manifestazione pacifica per promuovere alcuni punti fondamentali per i diritti umani. Come afferma il documento politico del Torino Pride “il mancato riconoscimento dei diritti fondamentali rappresenta una contraddizione e una sconfitta sociale, culturale e rappresenta ciò che di più distante può esserci dall’articolo 3 della Costituzione Italiana” secondo cui “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Tra le rivendicazioni del pride spiccano una maggior tutela per i migranti LGBT, doppiamente discriminati per razza e orientamento sessuale; una maggior tutela della salute, sulle orme della regione Lombardia, per garantire almeno alle categorie più a rischio il vaccino dell’HPV gratuito; sensibilizzazione ed educazione già a partire dalla scuola dell’obbligo per combattere ogni stereotipo; la riscrittura della legge 164 sul cambio di genere e una maggior tutela dei bambini intersex; un matrimonio egualitario anche per persone dello stesso sesso e l’accessibilità alle unioni civili anche a coppie di sesso diverso; il diritto all’adozione per single e coppie, senza distinzione di generi; la tutela dei bambini nati da coppie omogenitoriali, in cui il genitore non biologico sembra essere quasi un non genitore agli occhi della legge e la rivendicazione del diritto alla procreazione medicalmente assistita; una legge sull’eutanasia e il suicidio assistito. Rivendicazioni forti, legate a temi quanto mai attuali. Diritti che non toccano solo la comunità LGBT ma che toccano da vicino ogni essere umano.

D’altronde in queste rivendicazioni non vi sembra di rivedere le lotte femministe o la tragica situazione degli afro americani del secolo scorso? La storia è davvero ciclica, la cultura è davvero un’arma potentissima per conoscere il diverso (che poi, cosa significa realmente diverso?) e abbattere ogni barriera. Ma un barlume di speranza c’è. In centro oggi eravamo in tanti. Tantissimi giovani, moltissimi bambini. E sono i giovanissimi il nostro futuro.

Se diamo loro la possibilità di crescere over the borders, regaleremo alla società la possibilità di un mondo davvero libero da ogni pregiudizio. Non si tratta di politica, non si tratta di orientamenti sessuali. Si tratta di rispetto verso ogni essere umano, si tratta di libertà, sommo principio che fin troppo spesso viene chiamato in causa con superficialità e per cui, nel corso della storia, si è combattuto strenuamente.

Lisa Barillà

PH Giordano Armellino