Gay-Friendly
  • Maggio 2nd, 2019

Lei ballava la salsa cubana da quando era piccola, le piaceva e aveva un “suo” ballerino.

Così quando andavamo nelle sale dove si balla caraibico, salsa e bachata, io non potevo far altro che guardarla ballare con gli altri e rosicare bene bene.

Non sono mai stata una che resta a guardare, quindi, trovata una scuola di salsa, vado a fare la prova, tutto di nascosto ovviamente, doveva essere LA sorpresa per la prossima volta che si andava a ballare salsa!

Mi presentai alla prima lezione, ero felice ed emozionata, io ballavo da sempre altri stili, ma questa salsa mi prendeva proprio tantissimo, non riuscivo a stare ferma.

Ma come glielo dico che voglio ballare da uomo? Significava esporsi totalmente, entrare in un ambiente frequentato esclusivamente da eterosessuali, essendo un ballo di coppia era così, c’era poco da fare, dovevo andar li, testa alta, spalle dritte, voce ferma e sguardo fiero per dire: “Salve, io voglio imparare i passi da uomo” e vedere cosa accadeva.

Anche ora che scrivo ed è solo un ricordo, un brivido mi percorre, ero sempre stata una persona riservata per ciò che riguardava la mia vita privata, sebbene il mio aspetto maschile mi tradisse, e ora dovevo dire i cazzi miei al primo sconosciuto.

Non lo dissero chiaramente che non ero gradita nel ruolo di ballerino, ma la sensazione di essere nel posto sbagliato era gigantesca.

Il maestro non mi ha mai considerato per tutta la lezione. Andava a dar dritte e consigli agli allievi maschi ed io ero come trasparente, anzi, peggio, gentilmente ignorata; chissà, forse ero già così brava alla prima lezione che non avevo bisogno di essere seguita come gli altri, mettiamola così.

Senza considerare il sorriso stiracchiato e perplesso delle varie “dame” con le quali mi è capitato di far lezione quella sera, che non faceva alto che aumentare il mio disagio, già abbastanza pesante. Insomma, un successone!

Rientro a casa in compagnia di milioni di pensieri, indecisa se tirare un pugno nel muro per sentire male alla mano anziché nell’anima, piangere, chessò reputarmi vittima della ingiustificata ignoranza della società? Appoggiata con entrambe le mani al lavandino, braccia tese, mi guardo dritta negli occhi cerco di capire cosa c’è di tanto anormale in me, specchio specchio delle mie brame, chi è la più diversa del reame?

Non era difficile la risposta, era sotto lo sguardo di tutti, era un “neon nella notte”, era un elefante nel negozio di porcellane, era un prete sulla neve, insomma, diciamo che in una scuola di ballo, dove fanno lezione a coppie uomo-donna, se si doveva giocare a “cerca l’intruso”, sarebbe stato banale individuarmi.

Io non ricordo un passo di ballo della mia prima lezione di salsa. Ciò che ricordo lo avete capito abbastanza bene, purtroppo le sensazioni di quella lezione non sono mai sbiadite. Purtroppo e per fortuna.

Capita anche a voi che quando tentano di mettervi in ginocchio e allontanarvi da un vostro obiettivo, è quando ottengono il preciso contrario?

Cercai un’altra scuola di salsa, dove la gente fosse meno “puzzona”; la trovai e mi misi testa bassa ad imparare a ballare. In quest’altra realtà mi trovai davvero bene, a mio agio e ben accolta.

La prima era la scuola di salsa più conosciuta di Firenze (con segretaria, parquet in terra, spogliatoi e con la gente iscritta che pareva aver un manico di scopa infilato nel didietro), nella seconda si faceva lezione in una casa del popolo, con colonne nel mezzo della stanza, con gli specchi che erano di plexiglass e quindi ti deformavano pure un po’. Ma le persone, che belle! Gente eterogenea, chi faceva il commerciante, chi il medico, chi le pulizie all’aeroporto, chi aveva una ditta, chi la cassiera al supermercato, io facevo l’orafo ed ero proprio uguale a tutti gli altri, nessuno mi ha mai guardata in maniera strana, anzi tutti mi hanno accolto nel gruppo con un sorriso.

Ohhhhh finalmente tutti i problemi erano risolti, nulla a frapporsi tra la me orafo e la me nuova Nurajev della salsa cubana.

Finalmente il momento tanto agognato era arrivato. Si andava a ballare, tutti insieme con quelli della scuola e le serate filavano lisce, gradevoli, in amicizia e con la voglia di divertirsi insieme.

Ma la “prova pista” era dura. Proprio lì, in pista, è evidente il dato di fatto: per diventare bravo devi ballare, ballare, ballare e ancora ballare e più balli e più diventi bravo, più diventi sciolto, più diventi naturale, morbido, i movimenti sempre più tondi, armoniosi, insomma, bando alle ciance, non c’era scelta, dovevo andare più spesso a ballare!

Chi avrebbe mai pensato che da quel momento sarebbe cominciata l’avventura più incredibile della mia vita!

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