NAPOLI – Una bandiera tricolore srotolata in maniera spettacolare dai vigili del fuoco davanti al Palazzo della Prefettura.

E’ stato il momento clou della festa del 2 Giugno. Alla manifestazione il prefetto Maria Gerarda Pantalone, il sindaco Luigi de Magistris, il sottosegretario Gioacchino Alfano, il cardinale Crescenzio Sepe e i rappresentanti delle forze dell’ordine e altre autorità. Una festa, ironia della sorte, avvenuta davanti palazzo reale, ultima dimora di Umberto, il re di maggio che fino a un mese prima dell’esilio aveva il titolo di principe di Napoli.

Ma l’incontro in piazza è stato anche occasione di dialogo. Soprattutto tra le associazioni Lgbt e il cardinale Crescenzio Sepe. Come ha postato il leader di Arcigay Carlo Cremona su Instagram: «Oggi ho ricevuto un apprezzamento da S. E. Ci siamo impegnati a un nuovo incontro per il dialogo». Che per la verità non si è mai interrotto. Anzi. Il cardinale Sepe è stato il secondo alto prelato in Italia ad incontrare e a ricevere una delegazione Lgbt in Curia. Lo ha fatto nell’ottobre del 2009. Prima di lui il cardinale di Torino Poletto per l’organizzazione del Gai pride. Quello di Sepe fu un grande riconoscimento e una grande apertura.

«Nessuno – disse in quell’occasione – può essere escluso dall’amore del Signore, tutti fanno parte del suo ovile».

Ma precisò anche che la Chiesa non avrebbe mai potuto accettare un concetto diverso di famiglia rispetto a quello biblico. Cioè in funzione dei figli. Poi il dialogo si interruppe. Incomprensioni quando il sindaco de Magistris decise che a Napoli i matrimoni gay contratti all’estero avrebbero avuto diritto di cittadinanza. Registro poi cancellato a metà dai prefetti su disposizione del ministero dell’Interno. In quell’occasione le parole di Sepe furono precise:

«A Napoli ci sono provvedimenti più urgenti da adottare. Non ho niente contro i gay, li ho ricevuti diverse volte, ma mi sarei aspettato dal sindaco una notizia più concreta, magari che qualche buca delle strade fosse riparata».

La replica fu: i gay non possono essere paragonati alle buche. Ma era chiaro che l’arcivescovo aveva detto una cosa ben diversa. Ora il dialogo ricomincia grazie all’incontro di ieri in piazza del Plebiscito. E molto probabilmente il mondo Lgbt verrà ricevuto nuovamente in curia.

a cura di Vincenzo Esposito

fonte: http://sociale.corriere.it