Arianna ha diciannove anni ma ancora non ha avuto il suo primo ciclo mestruale. Gli ormoni che il suo ginecologo le ha prescritto non sembrano avere effetto sul suo sviluppo, a parte un leggero ingrossamento del seno che però le provoca fastidio.

All’inizio dell’estate, i suoi genitori decidono di riprendere possesso del casale sul lago di Bolsena dove Arianna era cresciuta fino all’età di tre anni e in cui non era ancora tornata.

Durante la permanenza nella casa, antiche memorie cominciano a riaffiorare, tanto che Arianna decide di rimanere anche quando i genitori devono rientrare in città.

I pomeriggi passano lenti e silenziosi, mentre Arianna comincia a indagare sul proprio corpo e sul proprio passato; l’incontro con la giovane cugina Celeste - così diversa e femminile rispetto a lei - e la perdita della verginità con un ragazzo della sua età, spingono Arianna a confrontarsi definitivamente con la vera natura della propria sessualità.

Le note della regia

“Arianna” è un film che viene da lontano, da un inatteso gesto dell’inconscio di un bambino che un giorno sogna di essere donna e da allora si trova a confrontarsi con una domanda fondamentale a cui non aveva pensato: perché ci è data questa identità e non un’altra?

Quel bambino sono io a nove anni e i sogni in cui immaginavo di essere altro da me mi hanno accompagnato a lungo durante quella tarda infanzia in cui ci si comincia a interrogare sulla propria esistenza terrena. Il precipitato di quei sogni, forse il riemergere delle loro memorie, sono l’origine emotiva di questo film. “Arianna” è un film che s’interroga sul rapporto tra potere e anormalità e sulle conseguenze del loro conflitto.

Ho cominciato a scrivere le prime stesure sei o sette anni fa, prima da solo e poi con Carlo Salsa, sceneggiatore e amico caro, con cui ho condiviso mesi folli di clausura e riscrittura ossessiva, senza sapere, almeno all’inizio, quale sarebbe stata l’identità del film (la paura di dare una forma definita a un desiderio e una immagine densa di senso è stata a lungo un blocco per me).

L’ultimo anno prima di iniziare le riprese si è aggiunta Chiara Barzini, a darci una mano dove Carlo ed io non eravamo riusciti ad arrivare. La riscrittura sul set è stata una costante, dettata di volta in volta da quello che il lavoro con gli attori ci offriva e dalla scoperta di potenzialità o di limiti che prima delle riprese sarebbero state inimmaginabili. Quando è arrivato Tommaso Bertani a tirare fuori il film da una difficile situazione, assumendosi in tutto e per tutto la responsabilità produttiva, ci siamo resi conto che il solo modo di realizzarlo era di tenerlo il più possibile entro confini economici e produttivi limitati e di provare a girare con un gruppo di persone disposte a fare sacrifici, che hanno sposato a pieno il progetto.

Ci siamo riusciti anche grazie al sostegno della direttrice della fotografia Hélène Louvart, che ha lavorato anche i sabati e le domeniche, a troupe ridotta, pur
di filmare quello che serviva alla storia: alcune delle scene più belle non esisterebbero se non avessimo girato in questo modo.

Oltre a questo, il film è stato girato quasi tutto in una location unica, la casa di un’amica sul lago di Bolsena, o nelle sue strette vicinanze, nei boschi e nelle vie tufacee della mia infanzia, delle mie estati di bambino, luoghi che conosco bene, carichi di ricordi che, analogamente a quanto succede nel film ad Arianna, hanno cominciato a riaffiorare mentre giravamo. Con Hélène abbiamo sempre cercato uno stile semplice, essenziale, quasi primitivo e questo è valso anche per la musica, composta da Emanuele de Raymondi, per cercare di far echeggiare quello che quei luoghi antichi, antichi come il mito di Ermafrodito, ci
suggerivano.

Sul set, con il passare dei giorni, Ondina Quadri (interprete di Arianna), inevitabilmente più rigida e impaurita all’inizio, ha cominciato lentamente a fiorire e a trasformarsi, come se il desiderio di femminilità del suo personaggio si fosse impossessato di lei. Col passare del tempo è sbocciata in lei una femminilità inattesa e non preventivata che ho deciso di assecondare. Gli altri personaggi sono ognuno portatore di almeno uno degli atteggiamenti che la modernità ha nei confronti dell’ermafroditismo.

Il padre e la madre (Massimo Popolizio e Valentina Carnelutti) sono portatori, più o meno in buona fede, di quel sapere medico (il padre è medico lui stesso) che vede nell’ermafrodito un errore da correggere. Sapere medico che corrisponde evidentemente a un sistema di potere che ha ben chiare le proprie regole per funzionare. Celeste (Blu Yoshimi) è uno specchio in cui vedere quello che si potrebbe essere e che non si è, è la femminilità realizzata. Martino l’impossibilità di vivere un rapporto eterosessuale compiuto (l’ermafrodito non può provare piacere perché non rientra nei canoni di giustezza e per questo è evirato - punito - per essere reso normale). Arduino (Corrado Sassi) è un balbuziente che vive fuori dalle regole e che in fondo, e proprio per questo, funge da detonatore verso la scoperta della verità. La casa, anche lei come un vero e proprio personaggio, racchiude i ricordi e li restituisce quando Arianna è pronta ad accoglierli. Questi sono solo indici naturalmente, ma sono stati utili per strutturare i personaggi. Un altro aspetto che ho cercato di approfondire nel lavoro con gli attori è stato quello dello psicodramma.

Nella scena con le ragazze alla casa delle donne abbiamo messo in scena un vero e proprio psicodramma che ci ha mostrato, e lo si vede nel film in maniera spontanea, quanto questo tema, il tema dell’identità sessuale e del piacere, sia un tema che ci riguarda tutti e su cui ci si dovrebbe forse interrogare di più.

Per me era importante che non ci fosse un confronto finale tra Arianna e i genitori nel finale del film. Il giudizio sulla condotta morale non è rivolto a loro ma semmai al sistema di potere di cui sono parte. Lo sguardo lontano di Arianna che osserva i genitori ballare alla festa la catapulta lontano, oltre questo giudizio, verso un luogo di perdono dove può sperare di ritrovare se stessa, senza per questo accettare di essere vittima. C’è un ulteriore contrasto tra la casa, dove tutto sembra vivere senza tempo, e l’ospedale, dove si nasce e si muore, e dove Arianna è stata evirata, in cui gli è stata preclusa l’appartenenza al mondo, almeno a quel mondo che non è altro che il riflesso di un’immagine proiettata troppo tempo fa per includere in sé anche l’ermafrodito.

Durante il montaggio, che abbiamo fatto in una casa di Parigi, Lizi Gelber ha cercato di dare al film una struttura ulteriore, e dove possibile, aiutare Ondina e la storia a dispiegarsi con semplicità ma con un maggiore ritmo rispetto a quello che avevamo avuto sul set, più dilatato e rarefatto. Questa rarefazione l’abbiamo restituita in fase di correzione colore, cercando dei toni tenui e mai veramente a fuoco, perché così è l’anima di Arianna.

Arianna, allora, è un film che ci riguarda. Perché, mettendo in scena il tema dell’ermafroditismo, mostra il limite che il potere esercita, sempre e comunque, nei confronti di chi, consapevolmente o meno, lo minaccia. È un film che ci riguarda perché mostra come l’ordine e il senso che diamo costantemente al mondo e a noi stessi per poter sopravvivere sia solo un sistema di difesa per non guardare a quella sovrabbondanza di senso che il mondo e noi stessi siamo: per sottrarci alla paura di non avere più gli strumenti per interpretarci, o di vedere in faccia la spiazzante fluidità dell’identità. L’ermafrodito è l’incarnazione meravigliosa e ambigua di questa sovrabbondanza e la vittima predestinata di ogni rigore: è l’immagine non polarizzata, né A né B, l’immagine dialettica incarnata.

Il film prova a mettere in scena un’oscenità (ossimoro possibile solo nel mondo contemporaneo) e la lotta ingaggiata tra l’ermafrodito e il potere.

Carlo Lavagna

Biografie

Carlo Lavagna - E' un regista e produttore di documentari, spot pubblicitari e cortometraggi d’arte presentati in vari festival, tra cui Locarno, Gothenburg, New York, Roma e Milano. Carlo collabora stabilmente con Nowness.com. Le sue collaborazioni includono Vogue, Dazed Digital, New York Times. Come regista ha diretto il cortometraggio “L’Unico” per la maison Valentino e altri corti e spot per Bulgari, Stefanel e Gucci. Ha lavorato per emittenti europee e americane: PBS, VH1, RAI, VBS (Vice TV), SVT e altre. “Arianna” è il suo primo lungometraggio.

Ondina Quadri - Nasce a Fiesole nel Marzo del ‘94, si sposta subito a Roma dove rimane fino al 2013. Negli anni del liceo studia batteria e fonda un gruppo rock-blues che si esibisce in vari locali e centri sociali della capitale. Nel 2012 inizia ad interessarsi di teatro, lavorando al festival internazionale del Teatro in piazza di S. Arcangelo. Si avvicina al cinema nel 2013 quando le viene proposto il ruolo di “Ermafrodito” nel film italo-francese di Yanira Yariv “Metamorfosi”. Finite le scuole si trasferisce prima a Berlino e successivamente a Bristol. Sempre nel 2013 recita nel film “Arianna” di Carlo Lavagna nel ruolo di protagonista. Si trasferisce a Bologna dove frequenta il Dams. Parallelamente inizia a frequentare lezioni di danza contemporanea e diversi laboratori all’interno della scena teatrale (e non) italiana, cercando di creare un percorso formativo adeguato (Doris Hicks, STRASSE, Silvia Calderoni, Virgilio Sieni, Lara Russo, Paola Stella Minni, MOTUS e ANDRECO, Teatro Valdoca).

Massimo Popolizio - Attore e doppiatore, muove i primi passi nel teatro con Luca Ronconi, con il quale collabora per dieci anni. Diplomato all’accademia Silvio d’Amico, si afferma sul grande schermo con “Mio fratello è figlio unico”, “Romanzo Criminale”, “Il Divo”. Vincitore del Nastro d’Argento per il doppiaggio di “Hamlet”, ha prestato la voce a Lord Voldemort in “Harry Potter”, a Tom Cruise in “Eyes Wide Shut” e a Lionel Abelanski (Shlomo) in “Train de vie”. Nel 1995 vince un Premio Ubu come miglior attore per gli spettacoli “Re Lear” di William Shakespeare e “Verso Peer Gynt” ispirato al Peer Gynt di Henrik Ibsen; viene nuovamente premiato nel 2001 per “I due gemelli veneziani” di Carlo Goldoni. Nel 2006 si aggiudica l’Eschilo d’Oro, conferitogli da parte dell’INDA. Nel 2008 vince il Premio E.T.I. Gli Olimpici del teatro (Vicenza) come miglior attore protagonista. In “Iliade - L’aspra contesa” è l’interprete principale, la voce narrante; a lui si sono affiancate le letture di altri sei attori. Nel 2015 va in scena con “Lehman Trilogy” di Luca Ronconi e con “Il Prezzo” di Arthur Miller di cui è anche regista.

Valentina Carnelutti - Attrice e regista, ha debuttato in teatro giovanissima per diventare poi anche autrice ("As it is" D.Todorovic, "Tutta la mia confusione" e il prossimo "Nient’altro da aggiungere" che debutterà quest’anno). Al cinema lavora con registi quali M.T. Giordana (La meglio gioventù), T. Angelopoulos (La polvere del tempo), P. Virzì (“Tutta la vita davanti” e il recentissimo “La pazza Gioia”), C. Maselli (Le ombre rosse), A.Orlando (“Sfiorarsi”, di cui è autrice e il recente “Rocco tiene tu nombre”), E.Pau (Jimmy della collina), P. Mezzapesa (Il paese delle spose infelici) ecc. Ha scritto e diretto il documentario “Melkam Zena” (Action Aid, 2012), e il videoclip del singolo di F. Tricarico “Le conseguenze dell’ingenuità”. Nel 2014 ha diretto il suo primo cortometraggio “reCuiem” (Nastro d’Argento e Miglior Film al Torino Film Festival). Vive e lavora tra Roma, Madrid e Parigi.

Corrado Sassi - Nasce a Roma nel 1965. Nel 1994 frequenta l’International Center of Photography di New York e ottiene il Diploma in Fotogiornalismo. Finanzia la sua ricerca artistica lavorando come attore in spot pubblicitari e nel cinema per i primi due film di Matteo Garrone (“Terra di Mezzo” e “Ospiti”). Negli ultimi dieci anni la sua ricerca si focalizza su fotografia, installazioni, performance e video. I suoi lavori sono stati presentati in esposizioni personali e collettive in Italia, a Londra, Parigi e New York e si trovano in collezioni pubbliche e private. “Waves”, il suo primo lungometraggio, è stato interamente autoprodotto.

Blu Yoshimi - Classe 1997, Blu Yoshimi esordisce al cinema con il film “Caos calmo”. In televisione ha partecipato a “La freccia nera” (2007, regia di Fabrizio Costa) e “Codice Rosso” (2006, regia di Monica Vullo e Riccardo Mosca).

Tommaso Bertani - E' un produttore e regista nato a Roma nel 1981 e cresciuto a Torino. È il fondatore di RING FILM. Nel 2008 ha girato il documentario “Primavera in Kosovo” con Erion Kadilli. Nel corso del 2014-15 ha prodotto il lungometraggio “Arianna” di Carlo Lavagna, il documentario “IL SOLENGO” di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, il documentario “FRAGMENT 53” di Carlo Gabriele Tribbioli e Federico Lodoli. Ha avviato, inoltre, una coproduzione con le compagnie francesi Atopic e La Bête per la realizzazione dell’ultimo film di Yuri Ancarani per ARTE La Lucarne. Attualmente sta lavorando alla scrittura del suo primo lungometraggio.

Damiano Ticconi - Laureato in Economia all’Università “La Sapienza” di Roma nel 2002, negli anni successivi ha prodotto pubblicità e contenuti televisivi per i più importanti canali internazionali e cortometraggi per marchi come Valentino, Gucci, D&G, Stefanel. Nel 2004 ha fondato Ang Film, una casa di produzione cinematografica con sede a Roma, con la quale ha prodotto le opere prime Cloro” di Lamberto Sanfelice e “Arianna” di Carlo Lavagna. Dal 2015 diventa partner di Asmara Films.

Carlo Salsa - Classe 1984 è uno sceneggiatore italiano. Ha iniziato la sua carriera scrivendo sin da giovanissimo per diverse serie televisive Rai e Mediaset. Oltre ad “Arianna”, per il cinema, ha collaborato alla sceneggiatura della commedia di Paola Randi “Into Paradiso”, (selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia 2010), e ha scritto il film di Ferdinando Cito Filomarino “Antonia” (menzione speciale al Karlovy Vary Film Festival 2015).

Chiara Barzini ha vissuto e studiato negli Stati Uniti, ha scritto film che sono stati distribuiti in Italia, Spagna, Giappone e in America Latina, tra cui il campione di incassi “Scusa ma ti chiamo amore” e “Into Paradiso” ben accolto al Festival di Venezia 2010. Ha scritto su riviste italiane e americane come The village voice, Rolling Stone, GQ, MarieClaire. Ha scritto la serie di racconti brevi “Sister stop breathing” (Calamari press). Attualmente vive a Roma e ha appena finito di scrivere il suo primo romanzo.

Hélène Louvart - E' un membro di spicco dell’Associazione Francese dei Direttori della Fotografia. Da quando si è diplomata nel 1985 all’Ecole nationale superieure Louis-Lumiere (ENS Louis-Lumiere) ha fotografato 59 lungometraggi, 49 cortometraggi e documentari. Tra i più recenti, “Le Meraviglie” di Alice Rohrwacher, “PINA” di Wim Wenders, “The smell of us” di Larry Clark. Nel 2012 ha ricevuto il WIFTS Foundation Cinematographer Award e il premio al miglior documentario 3D per “PINA” al Camerimage 2013.

Lizi Gelber - E' cresciuta in Italia da genitori americani. Ha avuto la fortuna di iniziare nel cinema su film come “C’era una volta in America” di Sergio Leone. Ha lavorato molti anni a Los Angeles, per poi trasferirsi a Parigi quando ha conosciuto suo marito, di origini francesi, sul set di un film nello Zimbabwe. Ha avuto il privilegio di lavorare con molti registi di talento come Roman Polansky, Michael Cimino, Robert Altman, Paul Shrader and Roland Joffee. Negli ultimi vent’anni si è spesso dedicata al montaggio di documentari e quando Jonathan Demme è stato un anno a Parigi per girare un film, lei ha montato il suo documentario “The Agronomist”. È stata all’origine del “SACRO GRA”, il documentario di Gianfranco Rosi che ha vinto il Leone D’oro nel 2013. La semplice dolcezza con cui Carlo Lavagna racconta la storia difficile di Arianna ha attratto Lizi al progetto.

Emanuele de Raymondi - E'compositore, musicista e sound designer. Le sue opere sono state eseguite in numerosi Festival internazionali come il Tribeca New Music Festival, Vivid Sydney, Istanbul New Music Days, Biennale di Venezia, Guangzhou Festival of Light (Cina), Les Digitales (Svizzera). Ha suonato live in sedi importanti come il The Stone di New York e collaborato con i ballerini dell’Opera de Paris per una performance alla galleria Gagosian di Parigi. Ha scritto musiche per film, documentari, teatro, danza, installazioni di arte contemporanea ed opere multimediali. Ha pubblicato dischi di musica elettroacustica, trasmessi da numerose radio internazionali: BBC, WPS1 Radio Art (USA), DLF (Germania), PBS (Australia), Radio Rai. Si è laureato in composizione alla Berklee School of Music (Boston) nel 2000 e si è diplomato in chitarra moderna presso il Musicians Institute di Los Angeles nel 1996.

Fabrizio D’Arpino - E' un architetto. Dopo aver lavorato per anni con il Prof. Luigi Pellegrin si divide fra l’architettura e la scenografia e lavora a tantissimi videoclip e pubblicità. Per il cinema oltre ad “Arianna” firma “Let’s get married” di Liu Jiang, “Spring” di Aaron Moorehead, “Index Zero” di Lorenzo Sportiello, “Se chiudo gli occhi non sono più qui” di Vittorio Moroni, “Happy Days Motel” di Francesca Staash, “Lucrezia Borgia” di Mike Figgis, “At the End of the Day” di Cosimo Alemà.

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